Il MUEF ArtGallery è lieto di ospitare l’esposizione dell’artista Mario Auad in cui la ricerca estetica è incentrata sul "realismo delle piccole cose", dove l'attimo quotidiano viene elevato a racconto.
Scene all’apparenza insignificanti – una sosta su una panchina, una passeggiata, figure che si muovono nello spazio urbano o museale – acquistano sulla tela una densità narrativa inattesa. Influenzato dalle sue origini latino-americane, Auad adotta una poetica della sottrazione: elimina il dettaglio minuzioso e sintetizza le forme, affidando l'atmosfera a pochi piani cromatici ben calibrati. Il suo lavoro dialoga con la tradizione del Novecento – dai Nabis a Edward Hopper, fino a David Hokney – ma mantiene una visione del tutto personale.
Le opere oscillano tra astrazione e figurazione, governate da una luce costruita e "mentale" che ordina lo spazio. Nei dipinti ambientati nei musei, in particolare, si attiva un raffinato gioco meta-pittorico, riflettendo sull'atto stesso del vedere lo spettatore osserva i protagonisti mentre contemplano altri quadri.
Senza alcuna retorica sociale, le figure di Auad testimoniano la condizione contemporanea attraverso il loro silenzio relazionale e l'isolamento. Nei formati spesso contenuti delle opere non accade nulla: è proprio l'assenza di evento a costituire il cuore poetico della mostra, trasformando l'ordinario in un'autentica esperienza estetica.